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giovedì 24 dicembre 2009

SEBP - Like the Sea




Don't speak to me now,
I'm trying to fix in my mind what
we've been building tonight
doing things that people use to call dirty and filthy
it's strange 'cause I'm not feeling guilty
for what we've done
neither for the way we did it
nor for the past time gone

let me whisper
I can hardly wait for the moment we'll be naked again
we will leave all the troubles behind
my long purple curtains
and kissing our bodies we will kiss our lives
I will hold your body like the sea holds the tide....

martedì 22 dicembre 2009

In Val d'Agri

Hola!
Volevo proporvi questa passeggiata in Val d'Agri per domenica 27.
Organizzata da Carlo Cardinale e dal gruppo "I murgishi gitanti", la gita natural-fotografica si snoderà tra i paesi di Guardia Perticara, Gorgoglione, Cirigliano e Stigliano ed il costone che guarda la Val d'Agri, la Val Basento ed il litorale ionico.
Sono posti che ai pugliesi, e a me soprattutto, sono sconosciuti.
Il programma lo trovate qui.
Vi ricordo che è possibile aderire entro le ore 12 di mercoledì 23.
Potete farlo sulla pagina facebook o anche qui sul mio blog.
Stacchiamo un attimo dalle consuetudini natalizie e passeggiamo in Lucania!

giovedì 17 dicembre 2009

Tutto il mio rugby

Ho trovato questa nota qui.
E' scritta dall'amico Biagio Sampogna, seconda linea del CUS Potenza, un entusiasta della palla ovale, mi ricorda un po' me quando mi sono ritrovato con un ovale tra le mani nell'ormai lontanissimo 1983...
La riporto per intero, anche se un po' lunga vi consiglio di leggerla tutta: un'autentica dichiarazione d'amore per il rugby e per la propria maglia.

"Domenica, l'aria è quasi irreale
Un brivido pervade la mia anima..
Di colpo lo scalpitare di trenta gambe
La tensione sui volti, come ad aspettare un battaglia
Perché di battaglia si tratta
Il campo è pronto, è come essere avvolti nella nebbia
Che ti passa accanto, che ti avvolge
Nella testa un sol pensiero
Vincere il tuo avversario, lealmente
Le tue armi: braccia, gambe, fiato, coraggio
Un' aspra contesa per un pallone ovale
Per arrivare lì, in fondo all'animo del tuo nemico
La META, dolce, sublime, amara ricompensa
Severi ed implacabili i pali, come guardiani della fortezza
Ti osservano dall'alto, maestosi
Che la battaglia abbia inizio!
Per trenta cuori pronti a battersi come valorosi guerrieri
In quella dolce battaglia che è il RUGBY.

Questi versi alla maggior parte della gente potrebbero sembrare insignificanti, prive di senso o addirittura comiche, ma per chi come me ha provato e prova tutt’ora la soddisfazione del contatto fisico, tutto ciò è verità. Uno sport come il rugby esalta le qualità insite in un uomo che lui non sa d'avere; qualità come il coraggio, la forza interiore, la lealtà, la sofferenza. Già la sofferenza; soffrire con il tuo compagno per conquistare un centimetro di campo avversario. Si ha davvero la sensazione di essere in un campo di battaglia medioevale dove due civiltà si affrontavano in ardue e crude battaglie senza esclusione di colpi. Il gioco del rugby per grandi linee incarna quello spirito cavalleresco che in un mondo come quello di oggi dominato dalla violenza, dall'ambizione, dalla voglia di primeggiare, manca completamente. Il sol fatto che due squadre si affondino per superarsi ma che una volta deposte "archi", "frecce" , "spade", si stringono la mano, in un rituale consolidato come quello del terzo tempo fa capire che questo sport è davvero diverso dagli altri. In un campo da rugby si provano migliaia di sensazioni contrastanti, come la paura e la determinazione; come il timore dell'avversario e la consapevolezza di poter "far male". Questo mix di emozioni in altri sport da me praticati, non si riscontrano. La fierezza, la voglia, l'onore di avere e di voler indossare una maglia come quella nero – verde del Cus Potenza Rugby è tale che si possono superare tante difficoltà, come quella della distanza che c'è tra il mio piccolo paese arroccato su di un monte e il capoluogo; oppure difficoltà di natura fisica come slogature varie e lividi.
Non so spiegare perché succeda ciò. Il sol pensiero di stringere quella palla ovale fa dimenticare anche i neri lividi. A molti ciò potrebbe sembrare assurdo o addirittura masochistico, ma per un rugbista ciò è del tutto normale; anche per un rugbista non certo eccelso come sono io, un trentenne che ha trascorso almeno venti anni della sua vita a rincorrere un pallone sferico e che ora si ritrova da sei anni nella galassia del pallone ovale e non sa uscirne. Anche perché non voglio uscire.
Le facce che vedi durante il riscaldamento pre-partita che, ahimè non vedo da ormai 2 anni, sono la sintesi di una tensione che passa per la testa dei tuoi compagni e non solo nella tua. Il meticoloso riscaldamento muscolare di Mimmo, oppure il continuo incoraggiamento e spiegazione degli schemi da parte di Gianni e Michele, o ancora il sostegno morale e non solo che quel grande capitano che è Alessandro ti dà, fa parte del mio bagaglio umano che mi porterò per il resto della mia vita.
In una squadra esistono, come in tutti gli sport in cui non si è soli a giocare, belle individualità, ma nel rugby contano relativamente. L'unica cosa che può far vincere una squadra di rugby è l'affiatamento, il collettivo.
Ritrovarsi dopo solo cinque mesi di allenamento a disputare un campionato, e che campionato.
Il Cus Potenza Rugby fu inserito in un girone che faceva tremare le ginocchia al sol pensiero delle squadre avversarie; Paganica, Chieti, Teramo, Bari……., tutte squadre con un bagaglio rugbistico che in confronto il nostro era equivalente ad una borsetta, contro un "borsone da viaggio".
Affrontare alla prima giornata un Taranto che ti massacra sia fisicamente che moralmente non è facile.
Ma una delle qualità di un rugbista è quella di non arrendersi mai neanche di fronte a score come quello preso a Paganica: 183 a 0! Avete idea di cosa significhi: un disastro sportivo! Così lo definì il nostro allenatore di allora Rocco in un autogrill sulla Caserta – Roma ad un giornalista locale. L'umiliazione era tanta ma non ci arrendemmo e poco dopo stavamo acciuffando la nostra prima vittoria, ma ci sfuggì. Ecco, questo è l'esempio che può far capire cosa ci sia dietro uno sport così, un giorno prima sei nella fossa e quello dopo potresti toccare il cielo.
Il rugby è uno sport che non si può capire a parole, basta anche vedere una partita.
L'emozione più grande della mia vita. Prima volta allo Stadio Flaminio in Roma; l'Italia del Sei Nazioni affronta nella prima giornata i freschi campioni del mondo dell'Inghilterra. L'aria che ho respirato quel giorno l’ho potuta riassaporare nel Sei Nazioni 2009 ove ho visto tutte e tre le partite casalinghe dell’Italia e dove ho potuto rivedere e sentire l’aria della festa che c’è davanti al Flaminio. Un momento ti conoscevi con un italiano, il momento dopo scambiavi due battute in un inglese stentato con un uomo grande e grosso con una passione per la palla ovale che si capisce anche se non sai la sua lingua.
Entrare nello stadio e cantare con i miei compagni, abbracciati l'inno di Mameli è stata una cosa che mi ha fatto tremare le ginocchia.
Tutto questo susseguirsi di emozioni si è ripetuto per tutto il primo campionato, con il Bari, il Lecce, Trepuzzi, le abruzzesi, Chieti Paganica, Pescara, Teramo, ecc…. fino a quella partita del "volemose bene" Potenza Nero contro Potenza Bianco – Rosso. Un anno prima partiva la nostra storia con una partita memorabile contro il Santeramo.
Stare lontani dalla palla ovale è difficile e me ne sono accorto quando, dopo sei anni di sacrificio sono riuscito a laurearmi, ma contemporaneamente è avvenuto il mio distacco dal rugby. Raggiungere Potenza nei giorni invernali era un'impresa così che ho partecipato solo a sei partite nell'arco del campionato, una di queste è concisa con la nostra storica prima vittoria contro quel Santeramo che tanto ci ha insegnato nei primi mesi della nostra breve vita. Altra partita che ricorderò per sempre sarà quella contro il Brindisi in un' assolata domenica di marzo. Brindisini al completo con tanto di pubblico, noi eravamo solo in 11; tutto farebbe pensare ad una nostra debaclè, infatti risultato alla mano è così, 71 a 0, ma vedere come è maturato può far cambiar idea. Nel primo tempo gli 11 leoni, allora biancorossi del Potenza, hanno tenuto testa alla quotata formazione pugliese facendo segnare loro la prima meta solo allo scadere del primo tempo. Che grande prestazione, al sol pensiero mi viene la pelle d'oca. Una grande prestazione di tutti. Emozioni a non finire in questo racconto; come quella personale, personalissima che ho vissuto nell'ultima partita da me giocata nel secondo campionato con il Foggia. Anche nel capoluogo dauno la giornata era infuocata, non solo meteorologicamente parlando. Dovevamo riscattare il passivo di 12 a 0 subito in casa, passivo pesantissimo più di quello di Paganica, perché maturato al cospetto di una formazione neo nata. Entrare su quel campo infame dal punto di vista della natura del terreno e sapere che stiamo già perdendo. Entrare e cercare di fermare quanti più avversari. Entrare e favorire una meta avversaria per una mancato placcaggio e sentirti il peso del mondo addosso. Entrare e festeggiare una meta bellissima, di sfondamento, tipica di un membro di mischia come Francesco. Entrare negli spogliatoi e sentire Mimmo e tutti gli altri che si complimentano con te per la partita fatta non tanto per il punto di vista tecnico, quanto per la voglia di giocare e vincere; "oggi hai dato una dimostrazione a tutti……"; "oggi hai fatto vedere come tenevi a giocare a rugby……." Queste semplici frasi mi hanno inorgoglito, aumentando il mio rammarico per una campionato non giocato per metà.
Storie di rugby, storie di un ragazzo che ha cercato di esportare questo nobile sport nel suo piccolo paese; e pensare che quasi ci credevo. Ai primi allenamenti si sono presentati diversi ragazzi tra i 15 e 18 anni, ragazzi interessati, alcuni volenterosi, altri solo curiosi.
È strano come un piccolo evento possa rimanerti impresso nella memoria, come quello vissuto il 3 agosto 2005 presso l'impianto sportivo del mio paese. Un campo di calcetto, con fondo sintetico, trasformato per una sera in una piccola area da rugby, anzi da "beach rugby" de nojaltri. 5 contro 5, i ragazzi che nei due mesi precedenti avevano sostenuto allenamenti di rugby di base. Anche se quello che è stato espresso quella sera non si può definire rugby, le emozioni furono tante e forti. Avere un pubblico di circa 60 persone in una calda sera d'estate dove l'unico pensiero va al mare e alla frescura, gli amici che si complimentano, i genitori dei ragazzi che finita la partita mi stringono la mano….. grandi emozioni!
Emozioni che si possono solo rivivere in un campo vero, quello di Lecce il 2 ottobre 2005; parte bene il terzo campionato del CUS Potenza Rugby: 11 giocatori in campo, io con una mano distrutta (in allenamento cercando di placcare un milanese, preciso un milanese in quel della Basilicata, che risulta, dati di peso e di altezza alla mano la mia metà), sole quasi cocente e un Lecce pronto a partire bene. La partita si è conclusa con una vittoria dei salentini, ma che bello il secondo tempo: abbiamo schiacciato i cugini del CUS Lecce nella loro area dei 22 per 30 dei 40 minuti concessi, delle 4 mete realizzate solo una è stata segnata nel secondo tempo.
Storia ben diversa ha avuto la partita col Bari, persa in malo modo e con i baresi più duri del solito, io giocatore di mischia (seconda linea) ho giocato ad ala. Vi immaginate un armadio di 115 Kg alto 192 cm giocare in ruolo debito a gente che pesa un quarto di me e che corre il doppio di me? i baresi non credevano ai propri occhi……………..
Il rugby è comunque uno sport strano, perdi col Taranto rischiando di vincere e facendo la più bella prestazione mai fatta in tre anni, vinci giocando benino col solito Santeramo e poi arrivi a Brindisi, quel Brindisi che solo un hanno fa aveva sofferto con noi e che ora è la seconda forza del campionato. Arrivi e mentre ti riscaldi, mentre discuti con i mediani le giocate ti si avvicina una faccia quasi conosciuta e ti saluta. Rugbisti conosciuti per caso in occasioni di manifestazioni organizzate per promulgare il nostro sport, come in quel di Metaponto con un Beach Rugby organizzato dalla nostra società. Sentirti dire "…speravo ci fossi, vinca il migliore….." ti fa capire che questo sport è davvero unico, due persone che non si conosco, che hanno scambiato solo due parole ma accomunate da una sola passione: la palla ovale.
Partita strana quella di Brindisi, il piccolo Potenza che arriva a cospetto di una signor squadra con la presunzione di spaccare tutto ma alla fine si solo spaccato da solo. Rientrare a casa con un dolore atroce alla mano e sentire la rabbia del mister per la pessima prestazione, ricordando che una meta è dovuta a tuo mancato placcaggio…….è dura!
Da qui in avanti poi è iniziato il lento ed inesorabile abbandono al rugby. Le storie della mia vita personale mi han portato per tutto il 2006 e 2007 ad abbandonare il mio sport preferito, la mia passione, la mia vita. Ma nel dicembre del 2007 una luce si accese e capii che dovevo tornare lì dove il cuore mi diceva di andare, su di un campo a stringere quella palla ovale per sentirmi vivo. Così feci. Incontrando per caso Mimmo una sera al cinema chiesi se la squadra si allenava e se si giocava il campionato. Gli allenamenti c’erano, il campionato no e mi chiedevo perché ma al primo giorno ebbi tutte le risposte. Pochi uomini, squadra dilaniata da vecchi rancori e tenuta in piedi da solo 4 uomini a cui rendo merito e grazie: Gianni, Michele, Mimmo e Alessandro. Il rientro non è stato facile. Dovevo riabilitarmi agli occhi dei miei compagni, visto che gli avevo mentito, visto che promettevo di tornare ma non sono mai tornato. Pian piano la fiducia della squadra e quella personale sono risalite, come difficile e lunga è stata la risalita della squadra.
Giugno 2008. Notte bianca dello spot in quel di Potenza. Manifestazione che ci ha dato modo di farci conoscere al popolo potentino e che ha fatto si di portare poi a settembre nuovi giocatori e di impostare allenamenti finalizzati ad una sola cosa: giocare una partita dopo 2 anni. E che partita! Primo derby storico con l’ASD Rugby Matera. Una data memorabile. 14 dicembre 2008. Un Cus Potenza ridotto ai minimi termini, solo 17 giocatori effettivi di cui almeno 10 non avevano mai giocato una partita di rugby contro un Matera infarcito di giocatori esperti come quelli santeramani. Ebbene alla fine la gioia fu incredibile, quasi commovente. Il Cus Potenza aveva vinto! 10 a 15 il risultato finale. I dolori c’erano ma erano relativi, era tutta una gioia. Gioia che si è ripetuta il 25 aprile 2009 a Massafra, dove la selezione dei Briganti di Lucania Rugby, formazione con elementi di Matera e Potenza, ha messo una pietra miliare nello sport della palla ovale lucana. Terzi classificati, con una sconfitta patita con i vincitori del torneo, l’AS Amatori Rugby Taranto ed una vittoria bellissima con il Rugby Trani, formazione rivelazione del campionato 2008/2009.
Quante emozioni riprovo scrivendo queste righe. 6 anni di pura passione, soprattutto gli ultimi due e tutto mi riporta al 31 maggio 2009, giorno del Potenza Rugby day, la nostra festa, la festa della nostra rinascita!!
Non abbandonerò mai più il rugby, è la mia vita ed è tutto per me. Amici, emozioni, divertimento, ecc. Io dico sempre che chi vorrà stare con me (ragazza intento) dovrà convivere con un’amante a prescindere, ovvero la palla ovale.
In questa nota pre natalizia nella quale ho ripercorso tutta la mia esperienza con la palla ovale e che ci porta al Natale Ovale, altra nostra manifestazione che ci sta avvicinando al rientro in campionato l’anno prossimo, mi sento di ringraziare tutti i miei amici di squadra a partire da Gianni, Michele, Mimmo, Alessandro, Gianni Valva, Antonio Zac e così via.
Ragazzi voglio ringraziarvi per tutto ciò che mi avete dato e ringraziare comunque gli amici passati nei primi anni di storia della nostra squadra. Vi ringrazio tutti perché mi avete dato e so che mi darete ancora per molto tempo la voglia di vivere."
Un seconda linea n. 5
Biagio Sampogna

lunedì 14 dicembre 2009

U.18


Hola!
A destra le foto scattate ieri in occasione dell'incontro Santeramo-Bitritto U.18.
Sconfitta per 17 a 7 (2-1) per i nostri ragazzi, maturata negli ultimi 10 minuti.
Considerato che giocavano con una formazione largamente rimaneggiata (in 14!) e con ruoli inventati alla bisogna per alcuni di loro, c'è da ritenersi soddisfatti almeno per la grinta messa in campo.
Si poteva fare di più, ma i nostri sono sembrati a tratti intimoriti dalla superiore presenza fisica del Bitritto e troppe volte si è cercato il calcio per spostare il gioco, permettendo più volte al loro, bravissimo, estremo di partire in velocità e attaccare la nostra linea difensiva saltandola in più di un'occasione.
Aggiungiamo anche le pessime condizioni del terreno di gioco a cui, ahimè, sembra ci si debba abituare e che hanno creato davvero grossi problemi di equilibrio alle due squadre.
Ottimo il lavoro in touche, bella prestazione della mischia. Buoni i placcaggi e buona la trasmissione della mediana, ma si poteva aprire più spesso sui 3/4 invece di cercare campo con i calci.
Il reparto arretrato è sembrato sempre presente, soprattutto in difesa, meno nel cercare la ripartenza e quindi l'azione offensiva.
Domenica prossima bel banco di prova per i ragazzi impegnati con i pari età del Bari.
Sperando di recuperare un po' di infortunati ed influenzati.

giovedì 10 dicembre 2009

Quadro esauriente della primavera

Un mondo intero in due versi...

"Fogliuzze.
Dopo le linee delle volpi-
punti."

martedì 8 dicembre 2009

Nutshell

We chase misprinted lies
We face the path of time
And yet I fight
And yet I fight
This battle all alone
No one to cry to
No place to call home

My gift of self is raped
My privacy is raked
And yet I find
And yet I find
Repeating in my head
If I can't be my own
I'd feel better dead.

Guscio di noce.
Inseguiamo verità stampate male/Affrontiamo il sentiero del tempo/Eppure combatto/Questa battaglia tutto solo/Nessuno contro cui urlare/Nessun posto da poter chiamare casa/Derubato del mio dono segreto/La mia intimità è violata/Eppure mi ritrovo/A pensare e pensare/Se non posso essere mio/Meglio sarebbe essere morto.

P.s.: Grazie Antonio.

lunedì 7 dicembre 2009

Vita reale...

"Mai discutere con un ignorante,
ti porta al suo livello e ti batte con l'esperienza."

venerdì 4 dicembre 2009

Alice In Chains


Che serata ragazzi!
Sono ancora con la testa al palalido di Milano!
Sono tornato indietro di quasi 17 anni, a quel febbraio 1993 quando, quasi per caso, andai a vedere gli Alice In Chains al Rolling Stone sempre a Milano...e me ne innamorai perdutamente...
Mercoledì sera il palalido era esaurito per la band di Seattle, un sacco di gente, tanti nostalgici di quel periodo tra cui me e l'amico Vito, che gentilmente mi ha ospitato.
E poi Alberto che non vedevo da tempo e abbiamo trovato questa indimenticabile occasione per farlo.
Non riesco a trovare le parole per descrivere l'emozione che ancora provo.
Chi mi conosce sa bene quale importanza il gruppo di Cantrell e soci ha avuto nel mio passato.
Concerto fantastico e davvero energico!
Tantissimi brani storici, una memorabile "Down in a hole" acustica, una durissima "Man in the box"....e una fantastica "Love, Hate, Love", quando a metà brano tutto il pubblico è partito in un sincero e spontaneo applauso per il nuovo eccezionale cantante William DuVall, le canzoni del compianto Layne Staley sono davvero in buone mani!
Layne presente più che mai nella struggente "Black gives way to blue", quando a fine brano è apparsa la sua immagine sullo schermo e si è alzato il commosso boato del pubblico, degno omaggio ad una delle più belle e intelligenti voci del rock degli ultimi 20 anni.
Tutto il concerto è stato davvero intenso, i nuovi brani suonano live meravigliosamente, sui vecchi non c'erano dubbi, Jerry Cantrell in formissima come Mike Inez d'altronde.
Sean Kinney una macchina.
Non so che altro dire, ho ancora troppe emozioni in testa.
Sicuramente la scelta di rinunciare agli All Blacks (seppur a malincuore) per gli Alice In Chains è stata giustissima! Non me ne pento assolutamente!
Inserisco un po' di foto della serata, anche se eravamo lontani dal palco, ma in compenso sopra si sentiva magnificamente. Niente di eccezionale ma importantissime per me.
cià